Space 4235

Ora in ordine sparso

Guia del Favero
February 10, 2017

18:00 – a 00:00 Con un’improvvisazione di David Lucchesi durante la serata

– 11.3

 

Dicevamo. Il titolo mi sembra più vicino all’idea del lavoro, questa contingenza mi sembra rilevante. Mi piace che sia indefinito, cosa ne dici?

L’ordine sparso mi è sempre piaciuto, perché in qualche modo si tratta di due temi contrapposti, in nessun ordine particolare. E’ stato un modo di conoscere altre parti di questa storia che si sommano e non si escludono a vicenda. Per me è come un cerchio che si chiude e nello stesso momento non posso scordare che qualcosa si apre.

Cosa porterai?

La cristallizzazione blu ha che fare con il coagularsi di un’esperienza. Dall’osservare questi sali blu separati in scaglie. Erano in un vaso a casa di mio padre. Io li guardavo affascinata non sapendo cosa fossero, dopo li ho ereditati, sono cresciuta ed ho avuto modo di sapere cosa fossero. Ho deciso di scioglierli e lasciare che si ri-organizassero insieme, così ho fatto una trasformazione propedeutica alla mia crescita, e dal mio amore è nato questo cristallo.

Il carbone è una materia che mi ha fatto scoprire che ciò che vediamo non è l’aspetto finale di una cosa. Non avevo mai considerato che dentro il carbone e la cenere vi fosse ancora qualcosa che permane e custodisce informazioni che parlano di ciò che è bruciato. Quando me l’hanno insegnato, mi sono commossa…sono grata di poter toccare con mano concetti che restavano per me troppo astratti.

Una cosa che m’incuriosisce, tu hai usato una conchiglia per il canto?
Mi piace si sente…

Ho incontrato un pescatore che mi ha raccontato che un tempo si comunicava tra una barca e l’altra tramite queste conchiglie recidendone la punta.

Mi piace il titolo che hai dato alla traccia,‘Dentro la pancia della barca.’

Si sente?

Si

Prima di dormire mi piaceva ascoltare i suoni e quindi li ho registrati, dormire in barca è bellissimo.

Immagino, non ho mai dormito in una barca. L’esperienza totalizzante del mare…se pensiamo ai sedimenti oceanici …si espande un territorio ancora più complesso e stratificato. Ricordo l’immagine che avevo di te in questa barca in balia delle onde.
Queste immagini di orizzonti, di sezioni di mare, il cielo intenso.
La questione dell’orientamento o del disorientamento. Dalla materia a una pratica indeterminata: una forma che si cristallizza senza voler per forza essere un cristallo, e senza dover spiegare come avevamo pensato di non spiegare.

Una notte si navigava e si voleva raggiungere una determinata isola, ma il vento andava altrove. Solo dopo diverse ore è apparso chiaro che dovevamo andare dove lei voleva andare e siamo arrivati all’alba in un’altra isola alla quale non avevamo pensato. Arrivare dove non penseresti di andare. L’importante era essere presente, attenta, continuare a guardare e ascoltare.

 

Conversazione tra Guia e Simona, 28 gennaio / 2 febbraio 2017

 
 

EG

As we talked about, the title seems to encompass the work. This contingency seems relevant. I like that it is indefinite, what do you think?

I always liked the idea of a sparse order, because somehow the work relies on two opposing themes, in no particular order. It was a way to learn about other parts of this story that add up and are not mutually exclusive. For me is like a circle which closes and at the same time, I can’t forget that something remains open.

What’s it all about?

The Blue crystallization has to do with the array of experience. From observing these salts blue separated into flakes. They were in a jar in my father’s house. I watched them fascinated not knowing what they were after I inherited them, I grew up and I had no way of knowing what they were. I decided to dissolve and re-organize them together, so I made a transformation preparatory to my growth, and from my love this crystals were born.

Coal is a matter which made me discover that what we see is not the final appearance of one thing. I had never considered that in coal and ash there was still something that endures and preserves information about what is burned. When I was taught, I was moved … I am grateful to be able to grasp concepts that remained for me too abstract.

One thing that intrigues me, you used a shell for singing?
I like to hear …

I met a fisherman who told me that those shells were ones used to communicate between boats, by cutting off the tip of the shells.

I like the title you have given to the track, Inside the belly of the boat.

Do you feel?

Yes!

Before sleeping I was used to listen to the sounds and then record them.

I never slept in a boat. The all-encompassing experience of the sea, the ocean sediments underneath keep capturing my attention, as it expands an even more complex and layered territory. I remember the image I had of you in this boat adrift at sea. Images of horizons and of the sea, the endless sky.
This space makes you disorientated but still focused. Similar to an indefinite practice…a form, which crystallizes without wanting to be a Crystal, and without having to explain as we had thought not to explain.

One night we were sailing and we wanted to get to a particular island but the wind was going elsewhere. Only after several hours it became clear that we needed to go where she wanted to go and we arrived at dawn in another island on which we hadnt’ thought. Get where you wouldn’t go. The important thing was to be present, alert, keep watching and listening.

 

A conversation between Guia and Simona, 28th of January, 2nd of February 2017
  

Photo: Segna vento, custodia riserva dello Zingaro, Palermo 2016

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
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