Space 4235

Open Source

Massimo Palazzi & Ronny Faber Dahl
January 15, 2015

La mostra mette assieme due progetti in corso d’opera nel comune obiettivo di coniugare la figura del curatore, dell’organizzatore e dell’artista all’insegna del concetto di open source. Nonostante la differenza delle aree di ricerca e delle singole attività, da diverso tempo Ronny e Massimo condividono l’interesse per le questioni formali e concettuali inerenti l’allestimento delle opere e la sua documentazione, l’attività artistica locale e il fare arte come processo privato. Dopo aver discusso molte volte tali questioni, si è reso necessario richiamare nuovamente l’argomento chiedendo quale relazione collega immagine e oggetto del desiderio, e più precisamente “che cosa è un’immagine privata?”. La risposta potrebbe trovarsi nel dialogo spontaneo e imprevisto generato da alcuni pezzi raccolti nello stesso spazio espositivo. Questo è il motivo per cui l’indagine percettiva di alcuni oggetti colti nel tempo e nello spazio tramite la fotografia analogica fronteggia la questione di come esporre vestiti cuciti a mano intesi come produzione artistica in relazione a figurazioni urbane metropolitane.

Negli ultimi anni la diffusione delle immagini documentarie di opere e allestimenti è aumentata e si è accumulata enormemente. Un libero flusso di versioni ad alta e bassa qualità è entrato a far parte della grande quantità d’immagini che inondano la nostra iconosfera tecnocratica dove si perdono tutte le qualità materiali e i processi di produzione. Le immagini sono parte della veloce e facile retorica dei beni immateriali, dove l’informazione copre verità riguardanti la reale produzione materiale e la sua effettiva presenza fisica, proprio come accade con la merce. Parlando degli oggetti artistici contemporanei, la metodologia concettuale diventa il valore aggiunto a cose inutili, in un processo che spesso non comporta alcuna abilità da parte dell’artista che non realizza nemmeno il lavoro.

Questa mostra è incentrata sullo scontro tra oggetti tangibili e immagini e propone un sistema di linguaggio associativo dove estetica minimalista e artigianato si incontrano e dialogano. Open Source accenna a diversi modi possibili di lavorare attorno all’argomento proponendo un progetto condiviso, in cui entrambe le parti coinvolte possono vedere il codice sorgente e contribuire alla creazione dell’intero progetto. Lontano da qualsiasi ricerca di autenticità o dall’affermazione “tutti artisti’, il titolo si riferisce a una pratica comune per introdurre il nostro modo di giocare con gli oggetti, rallentando i processi per visualizzare il lavoro manuale.

 

ENG

The exhibition brings together two developing projects in a joint effort that let curator, organizer and artist convene under the banner of open source. Despite the diverse areas of research and their individual activities, since some time ago Ronny and Massimo share a similar interest in formal and conceptual issues, namely concerning art displaying, documenting and local art activity. After discussing many times such issues, it became necessary to bring up again the question asking what relationship connects image and object of desire and more specifically “what is a private image?”. The question might be related to the spontaneous and unpredicted dialogues generated by some pieces gathered in the same room. A perceptual investigation of objects in time and space performed through analog photography face a research on how to display self-sewn clothes, as art production that deals with urban figurations.

During the last years the diffusion of exhibits and installation documentary photos have been increasing and accumulating at massive scale. A free flow of high and low quality versions became part of the huge amount of pictures flooding our technocratic iconosphere, where any material quality and production process get lost. Images are part of the fast and easy going rhetoric of immaterial goods, where information covers up truths concerning the real material production and its actual physical presence, just as it does with commodities. Speaking about contemporary art objects, the conceptual value becomes the surplus of non-utility in a process that most of the time does not involve any craftsmanship from the artist, who does not even make up the work.

This project focuses on the clash between tangible objects and their image and proposes a system of associative language where reduction and accurate craftsmanship get together and talk. Open Source hints to some possible ways of working around the mentioned issues by proposing a shared project, where both the parts involved can see the source code and contribute to make the whole effective. Instead of the quest for authenticity and for “everybody as artist”, we are using a title that refer to a common practice to introduce our ways of juggling with objects and images, by slowing down the process to display analogue labor.

 

 

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