Space 4235

Littorina Littorea

Henrik Plenge Jakobsen

27th of May

 

 

 

 

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The Danish artist Henrik Plenge Jakobsen has created a film installation, Littorina Littorea, that comprises six short films. These were shot on islands in the Baltic Sea, specifically on Bornholm and on Färö and Lille Karlsø near Gotland. The ragged coastal landscapes with their many cliffs form the backdrop for mysterious scenes that show people carrying out enigmatic actions that appear to be ritual in nature or to refer to some unknown mythological realm. A woman is placing triangular mirrors in a dark landscape, a man is walking along with a long cane upon which eggs appear to be growing. A negative version of this egg cane appears on the bottom of the sea in one of the other films. A man touches a damp cliff side while another pours salt into the sea kneeling on a stony beach.

Littorina littorea is the name of a sea snail that was named by the Swedish botanist and zoologist Carl von Linné in the 18th century after an expedition to Gotland. The snail has lived in the area for countless ages and lent its name to an earlier stage of the Baltic, specifically the Littorina Sea, where, millennia before our time, the water level was much higher than it is today. The snail has been found in deposits in the geological intermediate zone that was then covered by the brackish waters of the Littorina sea, but which are now the coastlines of the Baltic. These landscapes, once submerged under the waters, evoke a world that predates civilisation, on the edge of history.

The Baltic constitutes an intermediate stage somewhere between lake and sea and as such displays unusual variations in salinity. The Baltic has been an important trade route and was much travelled in the Viking and Medieval ages when the area was both rich and powerful. The films take place on locations that are of biological, mythological, or historical significance for the Baltic. All the various tracks laid down provide a kind of sounding board for the films even though Plenge Jakobsen has no intention of pointing out a hidden connection or of reaching a single conclusive insight. Rather, the work reflects his own interests. He is interested in the Baltic, in zoology, hydrology, and geology, and in the friends and colleagues that appear in his film. In this way the films constitute a scene or setting for his own intuitive preferences.

The people appearing in the films are not professional actors; rather, they are personal friends and acquaintances of Plenge Jakobsen who, by virtue of their own personalities and distinctive characteristics, contribute characters whose actions lift them out of our recognisable universe, leaving them on the edge of the fathomable where they become phantoms of themselves.

The footage was shot on 16mm film and cut in an analogue process. The material properties of the celluloid film as it loops in the projector and projects its grainy image up onto the wall give the films a special tactility. Projected onto grey walls the films also seem to almost dissolve, causing the projections to appear like a kind of vision – much like the flickering figures they portray. The films’ actions and objects point back to Plenge Jakobsen’s other body of work, in which the combination of performance and sculptural objects is a pivotal element. This is intermingled with references to film and art history with Northern European landscapes, Land Art, and early experimental films as obvious sources of inspiration.

Text by Marianne Torp

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Littorina Littorea è un film installazione dell’artista danese Henrik Plenge Jakobsen costituito da sei cortometraggi. Il film è stato girato nelle isole del mar Baltico, specificamente a Bornholm, Färö e Lille Karlsø, vicino a Gotland. Il frastagliato paesaggio costiero con i suoi numerosi scogli fa da sfondo a scene misteriose dove diversi personaggi sono intenti a svolgere azioni enigmatiche che appaiono essere rituali nella natura, o riferirsi a un oscuro regno mitologico. Una donna pone degli specchi triangolari in un oscuro paesaggio, un uomo cammina con una lunga canna sulla quale sembrano crescere delle uova. Una versione in negativo del cesto d’uova appare sul fondo del mare in uno degli altri film.

Un uomo tocca una scogliera umida mentre un altro versa del sale in mare, inginocchiandosi sulla spiaggia sassosa. Littorina Littorea è il nome di una lumaca di mare che fu denominata dal zoologo e botanico svedese Carl von Linné nel 18 ° secolo, dopo una spedizione a Gotland. La lumaca ha vissuto nell’area per innumerevoli secoli e ha preso il suo nome da una fase precedente del Baltico, specificamente il Mare Littorina, dove, millenni prima del nostro tempo, il livello dell’acqua era molto più alto di quanto non sia oggi.


La lumaca è stata trovata nei depositi della zona geologica intermedia, in seguito coperta dalle acque salmastre del mare Littorina, che sono ora le coste del mar Baltico. I paesaggi, una volta sommersi dalle acque, evocano un mondo che precede la civiltà, ai margini della storia. Il Baltico costituisce uno stadio intermedio a metà strada tra il lago e il mare e come tale mostra variazioni insolite di salinità. Il Baltico è stato un’importante rotta commerciale attraversata durante l’epoca vichinga e medievale, quando la zona era ricca e potente. I film si svolgono in luoghi che hanno una valenza storica, mitologica e biologica per il Baltico. Le varie tracce costituiscono una sorta di cassa di risonanza per i film, anche se Plenge Jakobsen non ha alcuna intenzione di indicare un collegamento nascosto o di raggiungere una singola visione conclusiva. Piuttosto, il film riflette il suo personale interesse. Henrik Plenge Jakobsen é interessato alla zoologia, l’idrologia e la geologia del Baltico, agli amici e colleghi che appaiono nel suo film. In questo modo le pellicole costituiscono lo scenario delle sue intuitive preferenze. I personaggi che appaiono nel film non sono attori professionisti; sono amici personali e conoscenti di Plenge Jakobsen che, in virtù della loro personalità e caratteristiche distinctive, restano sospesi dal nostro universo riconoscibile, al margine del tangibile, diventando fantasmi di se stessi. Il filmato è stato girato in pellicola 16mm e tagliato attraverso un processo analogico. 

La proprietà materiale della pellicola di celluloide, e la tattilità speciale proiettata in loop, trasferisce la sua immagine sgranata sulle pareti, creando una tattilità speciale. Proiettati su pareti grigie i film sembrano quasi dissolversi, come una sorta di visione – proprio come le figure tremolanti ritratte. Le azioni e gli oggetti del film rimandano ad un’altra parte del lavoro di Plenge Jakobsen, dove la combinazione di performance e oggetti scultorei è un elemento fondamentale. Questi sono mescolati a riferimenti al cinema e alla storia dell’arte, ai paesaggi del Nord Europa, Land Art, ai primi film sperimentali come ovvia fonte di ispirazione.


(testo originale Marianne Torp)

Nello spazio 4235 sarà proiettato un estratto del film, in formato digitale, accompagnato da un poster originale concepito da Henrik Plenge Jakobsen per 4235.

 

 

 

 

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